lunedì 4 aprile 2011

Che stress questi test!

Ed eccoci, a meno di un anno dagli stress test sulle banche europee dello scorso giugno, si torna a parlare e a preoccuparsi della capacità delle banche di resistere a situazioni sfavorevoli. Dopo l'esercizio più che altro formale effettuato per dare fiducia ai mercati, quest'anno le cose sembrano essere molto più severe. Ricordiamo che dopo pochi mesi dal brillante superamento degli stress test, il governo irlandese è stato costretto a salvare gran parte del sistema bancario. Quest'anno sono emerse tutte le buone intenzioni e in esaltazione alla trasparenza, sono stati resi noti gli scenari utilizzati per il calcolo del test, più severi dei precedenti. Addirittura l'Irlanda già ha reso noti i risultati evidenziando la necessità di altri 24 miliardi di euro da iniettare nel sistema bancario, mentre per gli altri istituti bisognerà attendere il mese di giugno. Intanto le banche, soprattutto in Italia, soffrono in borsa per il timore di dover ricorrere alle ricapitalizzazioni per raggiungere il prima possibile i parametri imposti da Basilea3, come accaduto a UBI Banca che ha già annunciato l'aumento di capitale. In attesa dei risultati, il focus della discussione si sposta sulla trasparenza e sulla comunicazione dei parametri adottati. C'è chi sostiene la necessità di trasparenza e chi invece sostiene il contrario. E' proprio quanto ha sostenuto il prof. Donato Masciandaro a radio24 venerdì scorso, secondo cui gli scenari utilizzati nei test dovrebbero restare segreti altrimenti rappresentano un modo per le autorità di vigilanza di deresponsabilizzarsi. Inoltre sostiene che questo causa il ribasso dei titoli bancari in borsa e quindi non apportano alcun beneficio. Anzi gli Stati saranno così costretti a salvare banche in situazioni ancora più complicate. Ma allora perchè rendere tutto pubblico?
Ora vorrei fare una piccola provocazione: gli Stati avrebbero un certo interesse a far diffondere una sorta di "bad sentiment". Se devono salvare le banche entrando nel loro capitale, beh perchè non fare in modo di entrarci "a sconto"? In una difficile sostenibilià del debito pubblico potrebbe convenire! Ovviamente la mia è una provocazione, ma bisogna effettivamente riflettere sulla comunicazione da parte delle autorità di vigilanza fermo restando che prevedere o cercare di manipolare il mood degli investitori non è semplice, anzi è meglio non farci affidamento.

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